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Befana a piazza Navona: "Il disciplinare di Marino? Un boomerang che ha escluso la qualità"

A RomaToday parla l'assessore al Commercio del I municipio, Jacopo Pescetelli: "Il disciplinare è un documento tecnicissimo che richiede documenti che nessun commerciante puo' avere e che ha finito per premiare i soliti noti"

La piazza l'anno scorso senza bancarelle

Paletti troppo rigidi per certificare il biologico, sinonimo di qualità. E una delibera, la 35/2010, che l'ex giunta Marino poteva cambiare, se avesse voluto. Un combinato che ha spianato la strada ai Tredicine, e in generale, agli operatori che, per la Befana, a piazza Navona ci stanno da sempre. Grande assente nel 2014 con la serrata dei banchi in protesta contro il nuovo bando, la festa storica dei bimbi romani quest'anno ritorna, ma senza il cambio di passo annunciato. O meglio, toccherà ricalibrare le aspettative, perché le graduatorie della gara pubblica, uscite on line il 20 novembre, non hanno partorito niente di nuovo. 

Nomi noti, e loro parenti, presenti ancora una volta nella lista degli assegnatari. Qualcuno addirittura guadagna la vetta del podio, con punteggi bassissimi. Alfiero Tredicine si piazza a primo e secondo posto nelle postazioni per la vendita di dolciumi. Punti 20 su un massimo di 50, meno della metà. Insufficienza piena. Un punteggio che premia solo l'anzianità di licenza e la presenza storica in piazza, nonostante il municipio abbia sponsorizzato un bando che doveva andare esattamente nella direzione opposta. 

"Ho lavorato a un testo che cambiasse le cose ma dovendo necessariamente attenermi a delle leggi già esistenti. Prima fra tutti la delibera 35 del Comune, che definisce quella di piazza Navona una fiera, con permesso decennale e obbligo di licenza per commercio su area pubblica". Si sfoga a Romatoday l'assessore al commercio, Jacopo Emiliani Pescetelli, raccontando passo passo la verità del I municipio, accusato dai difensori dell'ex sindaco Marino di essere niente di meno che "amico delle lobbies". 

L'ATTACCO AL MUNICIPIO - In sintesi la versione, stroncata ieri dallo stesso Orfini, sarebbe: la circoscrizione si occupa della stesura del bando, il chirurgo dem e la fedelissima Leonori apprezzano ma non troppo, e inseriscono all'ultimo un documento aggiuntivo a tutela ulteriore della qualità. Quel documento però, cacciato Marino, viene ignorato dagli uffici, che partoriscono graduatorie lontane dagli annunci. "E' una versione che sta circolando sui giornali ed è la più grande assurdità che io abbia mai sentito. Un gioco al massacro che non posso ascoltare, dopo aver lavorato per tre anni su questa fiera, e aver sopportato anche le minacce di alcuni operatori". 

LA VERITA' DEL MUNICIPIO - Cosa è successo invece? Ripartiamo da capo. Assegnare dei punteggi anzianità, è un obbligo di legge. "Con la conferenza stato-regioni, nel recepire la direttiva Bolkenstein, (2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato europeo comune, ndr), sono state applicate delle norme transitorie a tutela degli operatori in cui si stabilisce il 40% del punteggio all'anzianità di licenza" spiega l'assessore. "Dal momento che nessuno può fare un bando pro o contro qualcuno, quello che potevamo fare era dare più spazio alla qualità, per non far trionfare esclusivamente altri criteri. Abbiamo quindi inserito l'obbligo di cibo biologico, prodotti per celiaci, e via dicendo, da autocertificare nella domanda di ammissione". 

Il 30 settembre l'assessore Pescetelli e la presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi, presentano il bando alla stampa. Banchi dimezzati (48 rispetto ai 103 degli anni passati), con uno restyling (ferro e legno al posto della struttura in lamiera), e merceologia esclusivamente legata al Natale. "È stato un percorso lungo che Comune e Municipio hanno portato avanti insieme. Ma ne è valsa la pena. Questo bando premia la qualità e restituirà a Roma, ai cittadini e ai turisti un evento all’altezza della sua tradizione e della cornice in cui si svolge". Parola dell'allora assessore al Commercio, Marta Leonori, anche lei presente in conferenza. 

Il bando è on line per una settimana, ma come da procedura senza la possibilità di iscrizione fino al settimo giorno. Al sesto dal Comune arriva in municipio un documento integrativo da aggiungere al testo. "Un disciplinare sulla qualità - spiega Pescetelli - che nelle intenzioni espresse dall'assessore doveva regolare meglio la certificazione dei prodotti. Un documento tecnicissimo, di difficilissima applicazione, perché chiedeva documenti che nessun commerciante ambulante può avere". Esempio: per il biologico si richiedeva che il commerciante si fosse già servito in passato da dieci fornitori storici di prodotti bio. "Dieci. Ci rendiamo conto? Nessuno lo aveva tra i requisiti. Anche gli operatori che normalmente lavorano nell'ambiente si rivolgono massimo a due, tre fornitori". 

Limiti troppo rigidi, che invece di far posto alla qualità l'hanno, di fatto, esclusa. "Tra l'altro abbiamo chiesto al Comune una commissione apposita e un esperto, che però non è mai stato nominato. Così i nostri tecnici si sono ritrovati con tantissime domande, e un documento inapplicabile, perché i requisiti sul cibo non li aveva nessuno". Un atto boomerang che ha fatto vincere l'anzianità, cambiando tutto per non cambiare niente. "Non sapete quante volte ho detto a Leonori: bisogna intervenire sulla delibera 35, altrimenti ho le mani legate".

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