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Stazione Termini, impossibile parcheggiare le bici. Protestano i ciclisti: "Mancano le rastrelliere"

La recente rimozione delle bici lasciate dai rider sui parapedonali di piazza dei Cinquecento ha messo a nudo un problema: mancano gli stalli. I ciclisti chiedono l'intervento di Grandi Stazioni

La rimozione delle bici agganciate ai parapedonali di piazza dei Cinquecento ha evidenziato un problema. Nella stazione più importante della città, mancano dei luoghi dove poter adeguatamente sistemare i mezzi a pedali. Un tema di cui si è cominciato a dibattere nella comunità dei ciclisti romani.

Una stazione senza rastrelliere

A lanciare la questione è stato Paolo "Rotafixa" Bellino, ex delegato capitolino alla ciclabilità.  "Ma non vi sembra assurdo che Roma Termini non abbia ancora rastrelliere per bici? - ha posto la questione Bellino - è la stazione della capitale, la più grande d'Italia, con uno spazio enorme. Eppure i pendolari, e chiunque usi la bici, è ancora oggi è costretto a inventarsi posti dove aggangiare il mezzo, con l'incertezza di ritrovarla". La questione è tutt'altro che secondaria.

Mezzo milioni di passeggeri e nessuno stallo per le bici

"A Termini quotidianamente transitano, attraverso il nodo ferroviario della stazione Termini, 480mila persone, ha osservato il blogger Mammiferobipede, alias Marco Pierfranceschi, ex assessore alla Mobilità del Municipio VII. Il dato non tiene conto del numero di passeggeri che arrivano dai nodi di scambio delle linee A e B. Quindi è verosimilmente una cifra sottostimata. A fronte di questi numeri, "attualmente non ci sono stalli disponibili, se non molto nascosti e facilmente depredabili " ha sottolineato Pierfranceschi. 

Un confronto impietoso

Ma qual è la situazione nelle altre città d'Europa. "La stazione di Utrecht Central, in Olanda – ha ricordato l'ex assessore municipale - a fronte di un transito giornaliero molto inferiore, 280.000 passeggeri, ha un’offerta di sosta per biciclette di 12.500 posti, che raggiungeranno i 33.000 nel 2020". Dati che fanno riflettere sulla volontà, nella Capitale,  d'investire sull'intermodalità ed in generale sulla mobilità dolce.

Il divieto di sosta pemanente

Anche l'associazione Salvaiciclisti non ha tardato a mettere a fuoco il problema. "La rimozione forzata di decine di bici – ha fatto notare Sabrina Grisoli, presidente dell'associazione – è stata chiesta da Grandi Stazioni ai vigili di Roma" come in effetti si legge sulla determina dirigenziale che ha prodotto "l'istituzione del divieto di sosta zona rimozione nelle due banchine  adibite alla fermata ed alla sosta del trasporto pubblico locale, antistanti l'ingresso principale della Stazione termini". Un divieto che, dal 21 febbraio, è stato esteso a tutto il 2019.

La domanda di Salvaiciclisti

"Ma se non lì, che fino ad ora in assenza di stalli era l'unico posto plausibile dove lasciare le bici, dove possiamo sistemarle?" ha obietta to la presidente di Salvaiciclisti Roma. "Il Comune dovrebbe obbligare Grandi Stazioni, in quanto gestore di servizio pubblico, a dotarsi delle infrastrutture necessarie a svolgere i servizi utili alla visione di città che si vuole promuovere" ha suggerito  l'ex assessore municipale Marco Pierfranceschi. E' quella la strada per incentivare l'utilizzo delle bici, se si intende puntare su una mobilità intermodale. Ed i dati, diffusi dal Treno Verde di Legambiente, suggeriscono che occorre farlo. Anche perchè livelli d'inquinamento per polveri sottili, nella città, sono ormai tutt'altro che trascurabili.

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