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Casapound, lo stabile occupato finisce in vendita? Castelli: "Conta innanzitutto sgomberarlo"

La viceministra dell'economia Laura Castelli interviene sul futuro dell'immobile, occupato dal 2003, che è di proprietà del Demanio

Si riaccende l'interesse verso l'immobile di via Napoleone III che Casapound ha occupato nel 2003. Il palazzo, sulla cui facciata campeggia il nome del movimento formato dai cosiddetti "fascisti del terzo millennio", è di proprietà del Demanio.

Il Ministero dell'Economia e Finanza

Secondo un'indiscrezione di Adnkronos l'immobile potrebbe rientrare in un piano di dismissioni affidato all'Invimit, una società di gestione del risparmio. "Per me quel che conta è innanzitutto sgomberarlo – ha dichiarato ad Adnkronos, la viceministra al Mef Laura Castelli – per poter decidere se inserirlo nell'elenco delle dismissioni o metterlo a reddito con un'attività per i cittadini e per il territorio".

Le pagine di cronaca

Il destino del palazzo di via Napoleone III più volte, nel corso dell'ultimo anno, ha conquistato le pagine della cronaca cittadina.  Nell 'immobile, ispezionato dalla Guardia Finanza lo scorso ottobre, "vivono 18 famiglie italiane" ha recentemente ricordato Simone Di Stefano, segretario del movimento delle tartarughe frecciate. Ed in difesa di quel palazzo, nel febbraio del 2019, gli attivisti di Casapound hanno inscenato una protesta che ha avuto come bersaglio soprattutto la Sindaca ed i Cinque stelle.

La lettera della Raggi

Per quanto riguarda il destino dell'immobile, la posizione del Campidoglio appare chiara. Alla fine di Gennaio Virginia Raggi ha scritto una lettera per chiedere l'intervento del Governo su questa vicenda. "Chiedo di avviare le procedure necessarie allo sgombero dell'immobile" aveva scritto la Sindaca al Mef, ricordando di aver "già sollecitato personalmente la Prefettura al fine di intraprendere le necessarie procedure di sgombero, ma non si è potuto procedere in tal senso".

La sacralità del luogo

La lettera della Sindaca, inoltrata a fine gennaio, non ha modificato finora il destino dello stabile. Per questo, prima di parlare di vendita, come ha ricordato la viceministra Castelli, resta da compiere il primo passo: "quello che conta è innanzitutto sgomberarlo". Difficile immaginare che gli occupanti lascino autonomamente l'immobile. "Siamo convinti che se si tagliano le radici, anche l’albero più solido è destinato a morire" aveva dichiarato Simone Di Stefano, aggiungendo che Casapound non era disposta al dialogo ma "non a riunciare alla sacralità di un gesto o di un luogo". E l'edificio di Napoleone III, per i fascisti del terzo millennio, potrebbe rientrare proprio in quest'ultima categoria. 

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