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Centro Today

Centro, le associazioni contro i "finti librai". Tronca frena: "Bando ancora da scrivere"

I comitati del centro storico al commissario: "Freni nuova invasione di bancarelle piene di paccattiglia. Alfonsi sta sollecitando il bando". Il minisindaco: "Non sono a conoscenza dei contenuti della gara"

Immagine di repertorio

Non c'è nessun bando. Piuttosto è in corso un tavolo di lavoro che sta approfondendo la materia. Il Campidoglio frena le preoccupazioni delle associazioni del centro storico: le bancarelle di librai, abusive dal 2013, verranno regolamentate. Ma sul come e dove, si sta ancora lavorando.  

"Tronca fermi la procedura che autorizza una trentina di mega banchi dei cosiddetti "librai" che potrebbero vendere nelle aree di maggior pregio souvenir e paccottiglie varie" hanno scritto in una lettera indirizzata al commissario straordinario una decina di comitati, tra cui Sos Coronari Rioni Ponte e Parione, Vivere Trastevere, Coordinamento residenti Città Storica, Italia Nostra. Un'allarme che almeno per ora sembrerebbe infondato. Ma facciamo un passo indietro. 

LA STORIA DEI LIBRAI - Parliamo di una ventina di postazioni sparse per il centro storico, la metà in via delle Muratte. Per anni, accanto ai libri sopravvissuti solo in parte, si è venduto di tutto: cartoline, calamite, miniature del Colosseo e di San Pietro, locandine di film, ben oltre il 90 per cento libri e il 10 per cento "editoria" (uguale: tutto il resto) stabilito dalla normativa. Inizialmente regolate dal progetto Arcipelago della Parole, cancellato nel 2008, tre anni dopo il Tar ha dato ragione ai librai e il Comune si è visto costretto all'emanazione di un bando. Un impegno fissato dalla deliberazione dell’Assemblea capitolina n.8 del 14 febbraio 2011. 

La gara però non è mai stata pubblicata, e i commercianti sono andati avanti fino al 2013 a suon di proroghe. Poi, gli sgomberi della Polizia Locale, ultimo il 4 giugno scorso proprio in via delle Muratte. Nel frattempo, negli uffici di Comune, municipio e Sovrintendenza, si studiavano le carte per decidere le nuove postazioni. Ma il tutto è rimasto fermo. Dobbiamo aspettarci un nuova invasione di bancarelle che con la cultura hanno poco a che fare? E' il timore della associazioni, che hanno puntato il dito dritto contro il I municipio. 

LA POLEMICA - "La presidente Sabrina Alfonsi avrebbe sollecitato il bando per il rilascio di queste nuove autorizzazioni per bancarelle, che andrebbero ad occupare le aree di maggior pregio". La presidente però non ci sta - "non siamo a conoscenza del contenuto del bando" - e scrive a sua volta all'ex prefetto milanese: "Le chiedo di fissare un incontro con i presidenti dei municipi interessati". La risposta arriva rapida tramite nota stampa, e allenta i dubbi. 

"TAVOLO IN CORSO" - "Oggi si è svolta una conferenza di servizi, che ha riunito tutti gli uffici interessati e il competente dipartimento capitolino delle Attività produttive, per i pareri di competenza. In sede di primo esame è stata valutata la fattibilità, dal punto di vista tecnico e del codice della strada, delle varie ubicazioni. Tutti i riscontri, le verifiche effettuate e le relative planimetrie sono state trasmesse a Municipi, polizia locale, Soprintendenza capitolina, Sovrintendenza alle Belle Arti e Ufficio Città Storica, per le rispettive istruttorie. Ulteriori approfondimenti saranno oggetto di valutazione in una apposita seduta in programmazione giovedì prossimo. Le risultanze della conferenza di servizi saranno oggetto di una delibera che dovrà essere recepita, previa fase di confronto, con i Municipi stessi". Acqua sul fuoco, almeno a parole.  

"La nota di Tronca ha ristabilito la veridicità dei fatti - commenta l'assessore al commercio del I municipio, Jacopo Emiliani Pescetelli - non abbiamo mai spinto per nuove postazioni di commercio ambulante sul nostro territorio. Una cosa è la regolamentazione dei venditori di libri, che sono da incentivare, un'altra le bancarelle di paccottiglia. Ma quale merceologia potrà essere venduta è un aspetto che andrà chiarito con il bando, ancora da scrivere. Noi spingiamo per il cento per cento libri"


 

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