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Monti per lanterne storiche e "autunno perenne": nei vicoli protesta contro i Led

Gli abitanti del Rione in corteo contro la sostituzione degli impianti di illuminazione: "Rispetto per bellezza e storia dei nostri vicoli"

Non ci stanno i residenti di Monti a vedere le lanterne sospese, quelle risalenti agli inizi del '900, soccombere alle nuove lampade a led.

Così, dopo le rimostranze delle scorse settimane e accese discussioni in Municipio, gli abitanti del Rione sono scesi in piazza annodando fiocchi rossi sugli impianti sostituiti da Acea in ottemperanza al piano "Roma Cambia Luce" che prevede la trasformazione degli impianti di illuminazione pubblica e la sostituzione delle vecchie lampade al sodio con quelle a Led

Una vera e propria "rivoluzione", secondo l'azienda: un piano dal costo complessivo di 47milioni e mezzo di euro che, grazie al risparmio previsto di 16milioni l'anno ai quali aggiungere l'IVA, si ripagherà in trenta mesi circa.

Risparmio, maggior qualità ottica e stile: avevano detto orgogliosi da Acea non facendo i conti però con le reazioni di Monti: "E' uno scempio" - non usano mezzi termini gli abitanti del centro.

"Rispetto per la bellezza e la storia dei nostri vicoli" - recitava uno dei cartelli imbracciati dai manifestanti che ieri hanno protestato tra via del Boschetto e via Leonina.

Ad appoggiare da tempo la protesta Nathalie Naim, consigliera dei Radicali in I Municipio: "Noi non ci stiamo. La città è dei cittadini come i 54 milioni di euro utilizzati e chi lavora all'ACEA, al Comune e allo Stato lavora per loro. Stride poi l'assenza totale della Soprintendenza di Stato a cui la legge attribuisce la tutela e la vigilanza sui Beni Culturali e sul Paesaggio e che nullamente si è interessata lasciando che il Sito Unesco, vie, piazze, giardini reperti e monumenti vincolati, quartieri e rioni unici al mondo perdano i loro colori, i segni distintivi memoria storica dei cittadini, per essere allestite con migliaia di impianti dozzinali plasticosi e da una luce triste, violenta e buia allo stesso tempo" - ha scritto in un feroce post su Facebook. 

Dal canto suo, proprio in fase di presentazione del progetto, Acea aveva spiegato come per il centro di Roma la scelta della temperatura di colore era stata differente rispetto a quella delle periferie: "In accordo con la Sovrintendenza e gli Uffici di Roma Capitale è stata stabilita in 3600K. Una tonalità più calda di quella impiegata nelle zone periferiche, illuminate con 4000K". 

Magra consolazione per un Rione che proprio non ci sta a rinunciare, non solo alle lampade storiche, ma pure alla tradizionale atmosfera "dell'autunno perenne" data dall'emissione monocromatica delle luci al sodio. 

"Senza alcuna consultazione gli storici arredi vengono smontati e sostituiti con lampade a led, abbaglianti, accecanti e incompatibili come luce scelta con la città, che con la loro essenziale forma quadrata ed il loro colore che rimanda più ad un capannone industriale stanno cambiando di fatto il sapore stesso della città storica. Che fine stanno facendo le belle lampade di un tempo? Come si opererà con quelle più antiche? E ancora: altre lampade nere, piatte, cave, senza vetri si stanno già vedendo nelle ville storiche, nei viali del 900, nel centro antico. Cosa sta accadendo? Non si possono sostituire gli oggetti della tradizione. Non si può intervenire senza sentire cosa ne pensano i cittadini" - ha incalzato Italia Nostra. 

Intanto da Acea, invitata in Commissione in Municipio I, la promessa: "L'azienda - ha fatto sapere Naim - metterà i vetri ai lampioni che sono già stati tolti in diversi rioni e dovevano essere tutti rimossi".

Una piccola vittoria di chi in questa settimane tra candele alle finestre e fiocchi rossi sugli impianti toccati dalla "rivoluzione" ha detto 'No' alla luce moderna, seppur della tonalità della Luna, in Centro Storico portando avanti la battaglia a protezione delle lampade sospese tra un palazzo e l'altro che danno a al cuore della Capitale quel tocco in più di romanticismo e bellezza. 
 

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