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Bloccata Porta Maggiore contro i CIE e per Salah Souidani, l'algerino trovato morto a Ponte Galeria

Bloccata questa mattina verso le 8 e 30 per alcuni minuti Porta Maggiore. Il gesto per esprimere solidarietà con gli immigrati presenti nei Centri di Identificazione ed Espulsione di tutta Italia e per Salah Souidani, morto nel CIE di Ponte Galeria a Roma

Un piccolo corteo ha comunicato con striscioni, fumogeni e volantini la propria solidarietà con le persone che vivono nei Centri di Identificazione ed Espulsione di tutta Italia e per Salah Souidani, morto nel CIE di Ponte Galeria a Roma.

Di seguito il volantino distribuito (fonte Indymedia):

La mattina di giovedì 19 marzo, all'interno del "Centro di Identificazione ed Espulsione" (CIE, ex CPT) di Ponte Galeria a Roma, viene trovato morto l'algerino Salah Souidani.

Dopo aver accusato un malore gli sono state negate le cure, e dopo aver subito un pestaggio, accompagnato dall'ordinaria dose di insulti razzisti, è stato trascinato di peso nella camerata e lì lasciato morire (come testimoniato dai suoi compagni di detenzione).

Sappiamo che le consuete menzogne dei comunicati ufficiali vorrebbero nascondere la scomoda realtà della gestione brutale di questi lager, di cui Salah purtroppo non è la prima vittima.

Non crediamo alle presunte "cause naturali" della sua morte, riportate nel referto medico della Croce Rossa italiana (responsabile della gestione di questo centro e di altri in Italia), e la riteniamo non una tragica fatalità, ma la diretta conseguenza delle politiche di sterminio del razzismo di stato.

La Croce Rossa, così come nelle cosiddette "guerre umanitarie" gestisce il business dei profughi e dei feriti, imponendo la pace armata degli eserciti, nei lager di stato del "Belpaese" rende possibile il lavoro sporco di altri assassini in divisa (quella della polizia) con un silenzio complice ed accondiscendente.

Da giovedì scorso tutti/e i/le reclusi/e di Ponte Galeria sono in sciopero della fame, mentre in altri CIE italiani (da Torino, a Bari, a Lampedusa, a Bologna) da settimane si susseguono rivolte e gesti di disperazione di vario tipo: chi si è tagliato con delle lamette, chi ha ingerito delle batterie, chi si è cucito le labbra, chi è in sciopero della fame e della sete, chi ha dato fuoco al lager in cui era rinchiuso.

A tutti loro va la nostra solidarietà, nella convinzione che la loro lotta per la libertà, contro le istituzioni carcerarie che mostrano il vero volto della democrazia, sia anche la nostra.
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